INTERVISTE


Una mattina di luglio a casa di...

Maurizio Cucchi
(di Anna Simm per Dialogo)

Partiamo dall’oggi con una domanda forse atipica suggeritami dalla rubrica di consigli ai giovani poeti che tieni sulla Stampa: che consiglio daresti a un giovane Maurizio Cucchi se sottoponesse a te le sue poesie?

Quando ho cominciato a leggere libri di autori contemporanei a me congeniali (Sereni, Raboni, Giudici, Zanzotto, ecc) ho anche trovato subito il modo di esprimermi in un linguaggio mio. Attraverso la lettura delle loro opere avrei magari corso il rischio di cadere in effetti mimetici (cosa che succede anche ai grandi) ma ho capito che si poteva usare come linguaggio della poesia anche quello quotidiano e della realtà. Quindi il consiglio che darei a quel giovane e che do ancora sempre più spesso è quello di frequentare il più possibile la poesia contemporanea. Meglio copiare che rimanere nella non/consapevolezza di ciò che si sta facendo. Quando dietro lo scrivere non ci sono letture di poesia contemporanea il testo generalmente è debole; la lettura serve ad aiutarci a esplicitare ciò che teniamo dentro.

Mi pare che ci siano in Italia più aspiranti poeti che attori e cantanti

Sì la quantità è davvero impressionante ma come dicevo, i più scrivono senza leggere e si vede. Ma trovo interessante il fatto che moltissimi di costoro hanno ........


"Scaglie d'emozioni"

Un pomeriggio… con Giovanni Raboni (di Anna M.Simm per "Dialogo")


Vittorio Sereni (che di Raboni ha scritto) mi suggerisce il titolo per quest'intervista. Dice infatti di lui: "La sua arte più che dal menzionare e considerare il dato di origine, episodio, emozione o affetto che sia, prende le mosse dalla cancellazione dello stesso, serbandone o recuperandone solo le tracce, le scaglie, i riflessi, le storie anche infime, per ricomporli in un quadro diverso". E' la seconda volta che entro in questa casa silenziosa e un po' oscura di via Melzo. La prima volta in cucina con Patrizia Valduga a discuter di versi e Manzoni, oggi con Giovanni Raboni nello studio sul divano tra pile di libri, protesa a cogliere il sotterraneo parlare del poeta milanese. Di questo pacato incontro vissuto come un riverbero di noi due riflessi in uno specchio un po' dorato dal tempo riemergono all'ascolto della registrazione le emozioni. "Potremmo iniziare proprio dal suo ultimo lavoro, il testo drammatico "Rappresentazione della Croce" in scena il 14 novembre al teatro Eliseo di Roma per la regia di Pietro Carriglio." "E' la prima volta che scrivo un testo per il teatro e sarà probabilmente anche l'ultima " sorride Raboni " è una cosa abbastanza lontana dalle mie idee anche se avevo lavorato sul linguaggio per il teatro come traduttore di testi in versi - anche " Rappresentazione della Croce" è in versi- ponendomi il problema della loro dicibilità: mi ero dunque in un certo senso preparato senza volerlo. Questo testo è nato da una commissione. Il direttore del Teatro Stabile di Palermo che è appunto Pietro Carriglio e che è un buon lettore di poesie, dopo...



"FERNANDA, O DELL'ANARCHIA"

Un incontro con Fernanda Pivano  (di Anna M.Simm per "Dialogo")




(foto Dialogo)

È la colonna sonora di DREAMERS - il libro evento a cura di Nanda Pivano e Cesare Fiumi per la Marlboro Country Books Edimar, uscito lo scorso Natale - che mi accompagna in questo viaggio a ritroso negli anni sessanta "fuori del tempo e dello spazio" tra i protagonisti della Beat Generation, dei quali Fernanda Pivano è stata ed è traduttrice e studiosa. Un viaggio nel sogno anarco-pacifista dei suoi "amici", così come li chiama, e anche suo personale, iniziato il 2 marzo 1960 quando Gregory Corso arriva da Nizza nella "dolce casa" milanese della scrittrice in via Cappuccio 19 (frequentata poi anche dal grande, disperato musicista jazz Chet Baker). Incontro Fernanda Pivano in un umido afoso sabato di settembre mentre a Milano impazzano la settimana della moda e lo SMAU (fotomodelle, telefoni cellulari, affari da capogiro). Nanda mi accoglie per parlarmi invece di un passato di speranze "on the road" poi "travolte dal terrorismo e dall'attivismo politico degli anni '70", di "una scena completamente finita", sulla quale agirono Allen Ginsberg, Gregory Corso, William Burroughs, Jack Kerouac, i suoi "amici", generazione di "battuti e beati", derisi. Essi vivevano "nella loro nuvola di pensieri" per cercare "una nuova via d'uscita alla cristallizzazione della società e del capitalismo americani. Fumando un 'joint' in dodici, in piccoli alloggi magari in cima ad un grattacielo, senza ascensore, senza acqua calda e talvolta senza acqua del tutto, mangiando un panino ogni due giorni, rifiutando gli aiuti delle famiglie" spesso ricche o comunque borghesi, inseguivano una scelta anarchica più difficile e vera di quella dei...




"Incontro con Gina Lagorio"   (di Anna M.Simm per "Dialogo")

In una freddissima mattinata di gennaio salgo al decimo piano di un elegante palazzo nel cuore di Milano.
Ci accoglie Elsa la collaboratrice di colore che discretamente indica il divano e accende il giradischi su una tenue sonata per piano di Mozart.
Gina nella sua "innocente mancanza di pensieri" arriva in vestaglia cifrata (ma si chiede di chi sia e chi gliela abbia regalata), ciabatte, il volto struccato confessando di essersi appena alzata. E' domenica e aspetta le due figlie a pranzo con le tre nipoti: "una dinastia di femmine", tiene a sottolineare.
Mentre Elsa prepara il caffè (la torta fatta in casa volendo è già lì) Gina mi racconta che stava appunto parlando "del pollo del giovedì così croccante e profumato" che sua madre utilizzava scrupolosamente in tutte le parti anche le meno nobili… cosa impossibile ora in un'epoca di cibi transgenici….
"Questo mondo -prosegue la Lagorio in un 'incipit' dal sapore sociologico e non letterario- ora pare fatto perché lo si debba rivestire" mentre una volta le mamme come la sua erano capaci di utilizzare una camicia inservibile per fare ancora grembiuli, vestiti alle bambole o strofinacci…
Ecco "… il male segreto di tutto, l'apparenza… Un vecchio proverbio piemontese dice...




ARTICOLI



Giovanna Daffini

La cara genitrice
(di Anna M.Simm per "Il Cantastorie")

Il giorno 10 giugno 2001 si è svolto a Motteggiana (Mantova) "Il giorno di Giovanna" per ricordare Giovanna Iris Daffini celebrata folk singer di canti popolari tradizionali padani scoperta da Roberto Leidy e da lui valorizzata (la presentò al grande pubblico e la aiutò a registrare ottimamente quasi tutto il suo repertorio) insieme a Ivan Della Mea.
Attiva nel gruppo Il Nuovo Canzoniere Italiano (voluta da Dario Fo) e interprete di spettacoli come "Bella Ciao" e "Ci ragiono e canto", Giovanna ha lasciato numerosissime incisioni (cinquanta per la casa I Dischi del Sole, edizioni "Bella Ciao") ed è divenuta musa ispiratrice di molti gruppi anche non strettamente di musica popolare o che partiti da essa la pongono comunque a radice delle proprie ricerche in ambito artistico come i CSI, gli Ustmamò, i Mau Mau tra i grandi e tra le formazioni più recenti gli Acid Folk Alleanza (A.F.A.) nati proprio nella stessa sua pianura e a pochi chilometri di distanza dai luoghi daffiniani, tra quelle "corti" dove Giovanna passava e cantava…



Conversazione con ANNA SANTORO
[di A.M.Simm]

1-Tu come ti definiresti? Adotteresti per te proprio la definizione di partenza? (scrittrice editrice?)
R. Non ho mai pensato di definirmi editrice. Mi riconosco di piu' in scrittrice, o poeta, e anche in studiosa di letteratura. La tua domanda mi fa riflettere se in senso improprio lo sia, editrice (che invece, in senso proprio, possiede competenze e capacita' che non ho).
Per me fare poesia significa dare forma al desiderio, il che presuppone il desiderio, l'immaginazione della forma, gli strumenti (i linguaggi) per realizzarla, e anche l'abbandono a essi. Per tutte le attivita' che porto avanti, cerco un linguaggio che in qualche modo dia forma ad una "creazione", rompa i canoni, occupi uno spazio. In questo senso, progettare e "fare" Guerra, Dominae, una manifestazione politica (nel senso che do io alla parola politica), o uno spettacolo di lettura e musica, o scrivere un romanzo, o una poesia, e' dare forma a un desiderio. E in questo senso sono editrice.
2-Il tuo e' un curriculum di scrittrice e operatrice culturale densissimo. Come e' legato alle tue origini di donna molto impegnata politicamente nel femminismo, addirittura nei gruppi extraparlamentari di sinistra e nel partito comunista?
R. Preciso: non sono mai stata iscritta al Pci, ne' a partiti della sinistra parlamentare. Nasco come ragazzina assetata di giustizia: e' quello che ricordo di piu'. Ho raccontato, nel mio romanzo Le amiche di Carla, edizione Filema, attraverso le storie di piu' donne, la memoria che ho del viaggio delle donne dagli anni sessanta ad oggi. Tutte facevano politica in modo diverso. E io, lungo la mia vita, ho fatto e faccio politica in modo diverso. Senza entrare nel merito del perche' allora militavo e ora temo le etichette, allora facevo comizi e ora scrivo, e senza chiedersi cosa serva di piu', credo di seguire un mio percorso, un viaggio, attraverso paesi diversi, con la stessa curiosita' e con lo stesso ardore. C'e' uno spazio che ognuna e ognuno occupa e di cui e' la sola responsabile. La vita e' una, e io cerco di usarla. Ho scritto piu' volte che ho fatto fatica a capire che il mondo non lo si trasforma, lo si fa, semplicemente vivendo. Vivendo il proprio tempo.
Vivere e' essere vissuta, cioe' essere contaminata dallo scenario attorno. Come leggere e' essere letti. La lettura (la vita) nasce dall'incontro tra chi legge (e il suo contesto, i suoi riferimenti…) e il testo (con il suo contesto, i suoi riferimenti, ecc). Fare cortei, gridare gli slogans, cantare e ballare, non e' molto diverso dal fare una lettura di poesia. Dipende da chi sei. Dal perche' fai le cose che fai. Adoro scrivere, e' la mia vita. Fa parte della mia vita personale. Come a venti anni vendevo giornali, facevo comizi e attacchinavo. E' la stessa cosa. Mi auguro di essere piu' brava con il linguaggio della poesia che con quello della politica.
3-Ci vuoi ricordare un episodio di quei tempi che significativamente potrebbe avere oggi un valore di profezia?
R. Non capisco bene la domanda. Profezia di che? Del mio tragitto? Del fatto che, come dici, sono una donna impegnata? Ti ho risposto prima. Se invece ti riferisci alle cose attorno, noi ne sparavamo grosse, quando facevamo i nostri bravi comizi, ma non avrei mai pensato che saremmo arrivati a tutto questo (Nota: ampio gesto della mano a indicare la realta' di oggi).
4-Sembri una donna inquieta e viaggiatrice. Che significato dai al tuo mondo sentimentale cosi' affollato e generoso? Scrivi di amare e nello stesso tempo di avere insofferenza per tutti e tutte.
R. Si', mi piace viaggiare: fisicamente e con il pensiero. Da qualche anno frequento di piu' il secondo modo, anche perche' e' difficile trovare compagne-compagni di viaggio. E ancora si': mi e' sempre piaciuto innamorarmi, di persone e di idee. E poiche' non desidero acquietarmi, ma scoprire cose nuove, e cercare sempre l'incanto, non mi sono, in campo sentimentale, fermata a costruire. Non sopporto le abitudini, le ripetizioni, il convenzionale. Un tempo sognavo un "uomo meraviglioso", che mi affascinasse, che avesse doni per me e accettasse i miei, di pari dignita' e forza, ma diversi. Lo sognavo perche' appartengo ad una generazione che e' stata educata all'idea della perfezione della relazione affettiva, e nello stesso tempo alla pratica dell'accettazione dell'accomodamento. Credo anche di avere avuto a lungo (e ancora qualche residuo e' rimasto e me lo godo) la sindrome dell'onnipotenza: vorrei vedere tutto, sapere tutto. Oggi so che e' sbagliata non solo perche' il sentimento di onnipotenza, l'utopia, il sogno, ti fa essere continuamente sbalestrata tra energia, progetti, fare e frustrazione, delusione… ma perche' questo ti impedisce di vedere le articolazioni che nella realta' sono a volte piu' ricche di quanto si possa immaginare, e poi perche' si corre il rischio di non rispettare le altre, gli altri cosi' come essi sono. E infine, e' vero, la mia insofferenza oggi e' forte.
5- La tua maternita' che tu sottolinei e alla quale dai evidentemente un peso formativo fortissimo come si colloca e si e' collocata all'interno delle scelte che ti hanno portato al progetto Dominae?
R. Mi fai ancora riflettere: c'e' un legame tra me madre e Dominae? Per me pensare la maternita' significa pensare mio figlio, ma anche altre/altri giovani, e significa pensare alla relazione tra le generazioni, e anche alla relazione con l'altra/l'altro: al difficile equilibrio tra il significare la propria esperienza e rispettare l'altra/l'altro. Ed e' la mia maternita' che mi fa rendere conto di continuo di come il punto sia sempre quello dei linguaggi e dei segni. Mi rendo sempre piu' conto di quanto sia inconoscibile qualunque cosa o persona (e di quanto noi siamo inconoscibili per chi ci guarda) e di quanto solo i linguaggi creativi riescano a dare forma al desiderio, come dicevo prima. Ma questo non semplifica il problema, perche' poi c'e' la questione della lettura di quella forma, del punto di vista, del posizionamento, eccetera.
Potrei forse dire che Dominae, come altre mie ideazioni, si pone in modo ambizioso per le possibilita' che apre, ma anche in modo molto umile: vediamo chi siamo, facciamo l'elenco, intendiamoci su che cosa stiamo facendo, dicendo… Certo, cerco le Madri, per poterle accogliere, dimenticare e tradire, forse. E vorrei, come madre, essere accolta assorbita e poi superata. Ma mi rendo conto, ancora grazie al rapporto con mio figlio (ma anche con giovani donne), che la strada non e' detto sia questa. Non e' detto che la trasmissione sia cosa giusta, ne' tantomeno lineare. Ognuno ha i suoi tracciati, i suoi ghirigori.
6-Ci spieghi brevemente in cosa consiste Dominae e da chi e' sostenuto?
R. Dominae e' un Dizionario biobibliografico delle donne. Lo si puo' vedere sul sito che apparira' tra poco rinnovato e che ha cambiato anche dominio: www.arabafelice.it
Io penso sempre la pluralita': nei miei romanzi, il soggetto e' sempre nomade, in senso orizzontale (come ne Le amiche di Carla, o nella Ballata delle sette streghe o in molte altre poesie, o anche nella cura di Antologie di scrittrici, tese a offrire la pluralita' dell'essere scrittrici) o verticale (nel mio nuovo romanzo in attesa di pubblicazione, ma gia' nel mio vecchio In altro modo?) e anche in tante poesie e racconti. La pluralita' mi affascina: Noi siamo tante in ciascuna. Ciascuna e' tante, per fortuna. C'e' una mia poesia che conclude: io chi?
Dominae vuole creare relazione: partire da corpi, da linguaggi, creare continuita', dilatarsi… Da chi e' sostenuto? Mi viene da dire: da me. E da quelle che vi partecipano. E' stato cosi' fino ad ora. Ora cominciamo ad essere di piu'. Ci sono le altre socie dell'Araba Felice, ci sono le collaboratrici (anche occasionali). Vorrei che tutte quelle che visitano il sito, si sentissero parte della storia.
In generale, l'Araba Felice cerca di sostenersi da sola. Di tanto in tanto abbiamo contributi, piccoli, da qualche Istituzione, o da privati. Siamo un'associazione che, come e' scritto sul Sito, vive da tanti anni sulle sue forze. Come al solito penso che il Progetto deve vivere se e perche' molte donne vi partecipano. Altrimenti non mi interessa. Preferisco scrivere un libro. Se invece ci sono altre, penso anche che potrei fare un Progetto europeo. Vedremo.
7-Esiste qualcosa di simile fuori d'Italia e se si' pensi di creare collegamenti?
R. Non che io sappia. Ma esistono iniziative, molto vicine, con le quali creare collegamenti.
8-Che tipo di riscontro al progetto trovi nelle intellettuali che contatti o che ti contattano ? (io ad es. ti ho scritto scovandoti in rete)
R. E ne sono felice: che mi hai scovato.
Direi un bel riscontro. In pochi mesi piu' di duecento schede (tra le autografe e le collaboratrici) e' una buona cosa. Ma e' anche un cammino lungo. Molte intellettuali fanno cose gia' per loro conto e Dominae le affascina ma le spaventa anche. Il punto e' anche altro: le donne hanno imparato che il loro lavoro e' sottopagato e cercano progetti finanziati. Questo porta a un certo attendismo. Perche' Dominae e' ampio, non e' solo il Dizionario. Puo' avere moltissimi risvolti. E questo un poco preoccupa, spaventa. Ma per me, ripeto, fare Dominae e' come fare poesia. Se hai la necessita' di dare forma a un desiderio, cerchi il linguaggio che ti serve, man mano che diventa necessario. Il linguaggio, in questo caso, si articola se ci sono collaboratrici/visitatrici, e di conseguenza anche la spinta a cercare il finanziamento.
9-Sei sempre cosi' comunicativa con tutte come con me?
R. Credo di si'. Anche perche', assieme alla nozione di " serieta' " delle cose e della vita, per fortuna non mi manca (auto)ironia e un certo senso di leggerezza. Da buona (donna) meridionale, credo, mi appartiene l'accoglienza, la complicita', il gioco, la gioia delle scoperte. Adoro la vita e le persone, pur conoscendo le storture, le violenze, le ipocrisie. Ma se non ci sono costretta, cerco di non farmi cambiare dalle esperienze e dalle visioni "negative".
10-Ci sono preclusioni di tipo politico nella scelta delle intellettuali da proporre?
R. No. Ma dovremmo chiarire che vuol dire "di tipo politico". Accetto certo comunque anche schede di donne non di sinistra, a meno che non siano razziste.
11-Che valore dai alla rete internet in rif. a progetti come il tuo? (e' essenziale?)
R. Certo. Per Dominae certamente. Il "linguaggio Internet" mi ha ispirato Dominae. Tantissimi anni fa, compilai il Catalogo della produzione femminile italiana della Biblioteca Nazionale di Napoli. Il senso e la spinta delle due operazioni appartengono alla stessa immagine: quella di partire da dati, da nome, da corpi… ma il mezzo (il linguaggio) dilata tutto. Sono distratta e dimentico le cose, ho una forma di stupidita' di fronte a certi mezzi tecnologici, mi rifiuto di capire e di memorizzare, eppure ho amato il computer da subito. E amo Internet. Mi piace l'idea che le donne occupino questo spazio, e che, in certo senso, ne stravolgano l'aspetto meno affascinante, se non pericoloso.
12-Come la rete puo' contribuire alla questione femminile se esiste ancora una questione femminile?
R. La rete e' un mezzo per fare Rete, che e' l'ambizione che abbiamo sempre avuto. Rete diacronica e sincronica. Romanticamente potrei definirla una Rete di amore, di desideri, di presenze, di corpi. E poi c'e' la visibilita' che puo' essere raggiunta nella Rete. C'e' la possibilita' di "onorare" i posti delle donne. Di scambiare esperienze. Di discutere. Di entrare in conflitti, affrontarli, vederli, ed escogitare soluzioni. E stranamente, per me, la navigazione, la comunicazione a distanza, non cancella i corpi, non crea distacco.
Certo, la questione femminile, nel senso piu' materiale del termine, non e' forse affrontabile in rete. Ma la rete puo' servire a farla emergere. Se le donne "intellettuali" riflettono e operano non in modo autoreferenziale, ma di genere.
13-Nell'attuale clima politico italiano apparentemente poco favorevole alle vicende e ai problemi soprattutto dei piu' deboli come pensi possa essere garantita la liberta' di ricerca e di espressione sia dentro che fuori il web?
R. Fuori non lo e'. Assolutamente. E la preclusione e' a monte. Non ci sono spazi di sperimentazione e di visibilita', e questo condiziona. Il mercato decide tutto. L'ho imparato anche lavorando sulle scrittici del passato. Erano bravissime e note ai loro tempi. Ma non avendo il loro spazio con semplicita', hanno dovuto, come annotava Virginia Woolf, sempre ricordare di essere donne e questo le ha distratte certe volte dal fare poesia. Nel web, appunto, forse c'e' ancora liberta'. Sta a noi esercitare la liberta' di ricerca e di espressione, darle valore e consistenza. Non conosco le "regole" del web, ma forse siamo in tempo a crearne di nostre.
14-Alcune delle intellettuali inserite nel dizionario alfabetico non hanno fatto ne' fanno mistero della propria omosessualita' . Come interpreti l'interesse sempre piu' accentuato dei media nei confronti del mondo g/l/b/t di fronte alle vessazioni provenienti invece dal mondo della politica e della chiesa?
R. E' una domanda che vorrebbe una risposta molto articolata. E anche pero' un chiarimento: mi sembra che ponga una contrapposizione che io non colgo. L'interesse dei media e', credo, l'altra faccia delle vessazioni. Cioe', esiste quell'interesse perche' ci sono le vessazioni. Mi piacerebbe scomparissero entrambi i fenomeni. E' che non mi piacciono le definizioni assunte a categoria. Odio ogni forma di catalogazione per segnare una differenza e porla all'interno di una gerarchia. Che e' invece procedimento tradizionale maschile. Le persone sono alberi. Ciascuna e' come e'. Punto. Io non sono omosessuale: ho amiche e amici che lo sono. E per me sono amiche e amici. Punto.
15-Tu hai conosciuto il nostro sito in occasione del nostro incontro, cosa ne pensi?
Mi interessa molto e spero si possa collaborare. A pensarci ora, mi piacerebbe che si desse piu' per scontato il posizionamento (in questo caso la collocazione all'interno del mondo omosessuale) proprio per quanto dicevo prima. Credo che la rivendicazione della differenza (di qualunque differenza) man mano che la differenza si assume come soggetto, ceda il posto alla gestione della differenza e all'esercizio di cio' che produce la differenza. Capisco sia difficile in tanti casi, ma e' importante muoversi in questa direzione. Noi donne siamo Dominae (siamo nere, omosessuali, arabe…), siamo soggetti. Punto. E da soggetto, complesso, plurimo, articolato, ci muoviamo.
16-Conosci altre pubblicazioni di questo tipo?
R. Conosco riviste cartacee (che espressione orrenda!).
17-Una intellettuale che ti ha ispirato nelle scelte di vita? e che ti ispira nel tuo lavoro?
R. Non parlerei di ispirazione, ma certo amo moltissime donne che riconosco come madri o come compagne di viaggi e dalle quali ho imparato tantissime cose. La citazione coprirebbe tre cartelle, risparmiamela.
18-Il tuo lavoro di compilatrice di questa sorta di mappa delle intellettuali ti ha portato a scoprire personaggi particolarmente significativi prima sconosciuti?
R. Certo. Ma dovrei dire che la scoperta di tante mi ha spinto a pensare Dominae. Le scrittrici che antologizzo ne sono un esempio. E insieme, tutte, mi hanno fatto capire che da sempre le donne hanno esercitato le proprie qualita', cercato linguaggi e conquistato spazi. Il problema e' stata la cancellazione dei loro nomi e delle loro esperienze. Oggi, come nel passato, ci sono donne in gamba. E non temo la cancellazione, ma che siano le stesse donne, temendo di scomparire, ad accettare uno spostamento progressivo su posizioni che magari non appartengono a loro. Ma anche questo e' un discorso lungo.
19-Mi citeresti dei nomi?
R. Sono davvero tante. Per quello che riguarda il mio campo di ricerca, la letteratura italiana, sono i nomi che via via cerco di restituire alla vita, editando le loro opere in volume o in Antologie. Attualmente ho circa mille schede di opere di donne ancora tutte da esplorare.
20-Che reazione hanno gli uomini che ti vivono accanto nei confronti del tuo progetto e del tuo femminsmo?
R. In genere gli uomini sono affascinati, ma anche impauriti. Impacciati. Vogliono stare tranquilli.
21-Chi ti ha ostacolato e chi ti ha aiutato di piu'?
R. Non capisco la domanda posta in questi termini. Sono sempre le relazioni che ostacolano o aiutano. Certo, alcune persone per competizione, invidia, o che so altro, mi hanno messo a volte il bastone tra le ruote. Ma potrei dire che sono stata io a segnare la distanza e dunque non mi sento "vittima". Le volte che ne ho sofferto e' quando si e' trattato di persona amica. Ma in genere, non credo possa esserci una persona che ti ostacola o che ti aiuta. E tu, intanto, che fai?
D'altra parte, uno/una con tantissimi soldi che si innamorasse di Dominae e delle Preziose e diventasse socio onorario dell'Araba Felice e ci desse fondi e …..sarebbe un bel colpo!





Stralci di RACCONTI


"A POLMONI VUOTI" (di Anna M. Simm)

La porta scorre sul cuscinetto d'aria mentre la bidella galattica prepara il laser di difesa. Nel decimo anello sotterraneo del quartiere Termini ..a una profondità di trecento metri.

[Verena aveva appena acquistato un microscopico C D di Morka Popper; ne possedeva l'intera raccolta, affascinata com'era dalle sue urla, dai suoi gemiti, dai suoi colpi di tosse]

l'ITSRM - Istituto Tecnico Superiore di Recupero Misto - mi accoglie: sono alla prima supplenza di un lungo anno scolastico. Ancora una volta - nonostante i miei quarant'anni - non posso contare su una cattedra fissa, magari in una scuola al terzo anello sotterraneo e non di recupero. Le graduatorie di materie umanistiche sono contraddittoriamente affollate da Dottori Alieni di vari colori che hanno appreso le discipline terrestri nelle loro università e sono sempre inossidabilmente sorridenti, soprattutto profumati. Ci sono inoltre Dottori provenienti dalle nostre province solari. Tutti comunque prima di me. La bidella galattica aziona il laser di difesa. Cinquanta paia di occhi mi fissano attraverso la luce verde dell' aula.

[Verena stava immergendosi nell'ampia vasca a livello di pavimento; lo stereo urlava, le pareti di vetro della stanza all' ottocentesimo anello aereo sopra Roma lasciavano scorgere un filo di azzurro puro nel quale si diluivano sfilacciati vapori di grigio risalenti dalla metropoli inquinata. All'ottocentesimo anello aereo si poteva iniziare a respirare senza cannule. La Somma guida Spirituale risiedeva nel duemillesimo anello aereo, il Reggitore Urbano poco sotto.]

Seduta alla cattedra - il laser in funzione -guardo la copertina del mio registro: "Clanx C. - materie umanistiche - ITSRM - anno scolastico 2065-66". I cinquanta alunni del corso provengono tutti dalle asfittiche galere situate nell'ex Palazzo delle Esposizioni. Saltando da una riga all'altra scorro i loro nomi: Anxur Ginepra... Bulomar Dux... Game-Over Sibiglia... Orreo Paulo... Plancta Renalda... Stopping Xavier... Zyx Tora. Aziono rapidamente il Data Informer situato sotto la cattedra.. "Zyx Tora: Anni 23. Reati ideali di sesso e di politica. Sconta 20 anni. Pena in corso da 1 anno." Tora mi sta guardando e io le sorrido. Osservo gli occhi, i capelli, i muscoli, la bocca. La bocca è lucida rivolta agli angoli verso il basso. Emerge da lei un atteggiamento staccato, un po' irrisorio. Comincio a spiegare l'argomento del corso di Storia. Quest' anno parlerò di guerre di religione.

[Verena usciva dalla vasca in quel momento. Titubante formava sulla tastiera di comunicazione il codice privato di Clanx C. Aveva bisogno di sentire la sua voce; di percepire le sue dita; di subire i suoi colpi. ]

Ho terminato la lezione. Tora se ne va guardandomi. Prendo il trasduttore. Il tragitto non è lungo ma la rapidità e il rumore ancora mi sconcertano. Verena mi attende ...



"BRYLCREEM"   (Spuma d’amore)
(di Anna M. Simm)

"Così non potrò più fare a meno di te" dice
"Così non potrò più fare a meno di te" dico
A turno con un po’ di sospetto, in un sussurro quasi di fastidio.

Il mio sospetto è che abbia solo un amico: io, e che quando ne troverà un altro ci vedremo solo per fare sesso e che poi quando avrà un altro "flash" (trip) - e già me ne sta parlando, infatti - ci vedremo solo per nostalgia o tenerezza.

...Solo nei racconti accade l’improbabile invidiato. Così pensavo e chiudevo la fantasia nel bicchiere di nutella afferrato dopo una rapida fuga dalle mie responsabilità verso il colesterolo.

Invece.
...

Presentazione alla Libreria Tikkun, febbraio 2001
(Pontiggia Gramigna Simm e Viviani)




(foto Dialogo)





anna.simmtiscali.it



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